Vernissage
July 26th, 2010 by blanche in Racconti di vita
Sul biglietto d’invito, mandato a più di 800 persone, era scritto che l’inaugurazione iniziava alle 21. Ma, in realtà, il pienone nelle sale del museo ci fu verso le 22, o meglio dalle 22 in poi, visto che io andai via proprio nel momento di maggiore affluenza e di conseguenza molto prima della fine della serata.
Ho avuto grande possibilità di osservazione quella sera, un po’ perché non conoscevo nessuno, un po’ perché la mia natura riservata e poco socievole non mi rendeva molto propensa a mischiarmi nella folla mondana.
E devo riconoscere che vedere le coppie percorrere i piani del palazzo-museo era come trovarsi a una sfilata di moda, o ad una gara di eleganza, con una larga predominanza di tacchi alti e vestiti corti, molto corti.
Un’esplosione di colore in questa serata estiva che faceva concorrenza ai quadri colorati dell’artista esposto! Saluti, sorrisi, strette di mani, perfino abbracci a seconda dell’importanza dell’ospite; il direttore porta una giacca bianca, e sua moglie una vestito di seta verde acceso che le lascia la schiena nuda, niente da ridire, il buon gusto è perfetto.
Il sorriso e l’entusiasmo non li abbandonano mentre accolgono gli invitati e li guidano per le sale; invece io li osservo silenziosa chiedendomi come sia possibile riuscire ad entrare così bene nel loro ruolo. Ma subito mi ricordo le parole del direttore rivolte a noi, due poveri stagisti, sull’importanza della comunicazione nel mestiere, materia che avevo tra l’altro studiato per dieci anni. L’utilità fondamentale delle strategie di marketing… L’importanza di ogni gesto e di ogni parola quando hai solo 20 secondi per convincere l’interlocutore, perché funziona così, è così oggi se vuoi colpire!
Sospiro… non ci siamo, io sono anni luce da queste nozioni, non sono brava a convincere e nemmeno mi interessano tanto le strategie di marketing! Ecco che mi irrigidisco e che inizio a sudare (perché, in più, con tutte queste persone c’è un caldo insopportabile), pensando a cosa ci sto facendo lì. E siccome sono bravissima nel registro drammatico, mi faccio una seconda domanda più generale chiedendomi se in fondo esiste un posto dove davvero mi potrei sentire bene e sentirmi competente. All’improvviso mi sembra che tutti possano vedere il mio disagio e stupirsi di quanto io sia fuori posto.
Meglio muoversi, fare due passi: vado a vedere la mostra nonostante la conosca già, ma non importa, perché solamente davanti ai quadri, nella mia solitudine, inizio a sentirmi un po’ meglio.
Cammino, mi fermo, osservo i quadri, riparto e mi fermo di nuovo, provo a rimandare più possibile il momento in cui dovrò riscendere nella sala reception… Il problema è che anche se volessi andare via dovrei cercare e salutare il direttore e sua moglie, a cui sono stata affiancata per fare lo stage. Sarebbe brutto sfuggire senza dire nulla, anche se in fondo è probabile che loro non se ne accorgerebbero, anzi è più che probabile, è sicuro che non importerebbe a nessuno… Però, insomma, nel dubbio giochiamoci la carta dell’educazione.
Ahimè, e io che volevo sfuggire, ecco che mentre saluto la moglie, arriva il marito che non trova niente di meglio da fare che chiedermi cosa penso della mostra, aggiungendo subito con un sorriso da vincente che ovviamente questa domanda non mi lascia tanta possibilità di risposta! Ovviamente ricambio il sorriso e l’ironia sottolineando quanto mi sia davvero piaciuta.
Peccato che non trovo niente da aggiungere perché in quell’istante non mi vengono argomenti in quel senso, ma proprio nessuno. Mentre invece, mi verrebbe da dirgli che non ho ancora ben capito la sua scelta ovvero il confronto tra questi due artisti in particolare, che sto ancora cercando una chiave di lettura e che più ci provo e meno ci riesco e quindi meno ci riesco più mi sento cretina. E poi, non mi viene niente da dire perché non so inventarmi le cose e siccome metà delle opere non mi piacciono per niente (esteticamente parlando) è meglio che taccia.
Comunque non importa, il direttore sta già salutando un vecchio amico, e scusandosi con l’espressione che significa testualmente “non mi posso, ovviamente, fermare con la stagista quando ci sono tanti inviti importanti che stanno arrivando”, il direttore sparisce in fretta.
Pure io! Per la strada posso finalmente tirare un sospiro di sollievo, mi allontano veloce, quasi corro, talmente grande è la fretta di ritrovarmi in un ambiente più idoneo. Via, a Casa!
Leggi anche: Vernissage 2.
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