Un giorno a Milano al Museo del Design
July 21st, 2009 by elisa in Racconti di vita
Questa domenica ho visitato Milano. Me l’ero sempre immaginata grigia, fredda, con un’immensa nube di nebbia aleggiante tra le vie, odore di smog e gente nervosa correndo per le strade. Invece, mi sono ricreduta e sono stata fortunata: La notte prima del mio arrivo un forte vento ha ripulito il cielo, e di mattina in giro c’era pochissima gente, più che altro turisti, probabilmente perché i veri milanesi erano a godersi il week-end fuori città, al mare o sui monti.
Dieci e mezzo di mattina, cielo blu e venticello fresco, davanti al Duomo eccoci qui: Io (Elisa), Oriana, Pier, Mirko e un amico di Pier. Ci siamo conosciuti a un campo di volontariato naturalistico un anno fa, e ci siamo ritrovati per aggiornarci sulle nostre vite e passare un pò di tempo insieme. Oriana e Pier, lei milanese e lui piemontese, architetti appassionati di recupero di aree urbane degradate e di disegno di auto, ci hanno trascinato al Museo del Design della Triennale di Milano senza tante discussioni.
Ora, non sono una esperta di design, ma mi sono divertita un mondo e tutto, ma proprio tutto, mi è piaciuto, anche la perla finale che mi ha lasciato basita: Le piccole lampadine coperte dai gusci di cozza, un pò bruttine…
Appena entrati, ci siamo trovati davanti a un vecchio modello di Alfa Romeo dalla forma “a supposta”, che ci ricordava le folli macchine del cartone animato Wacky-Races: E’ praticamente un grosso cilindro metallico con la punta. Ma come si parcheggiava? Osservandolo siamo entrati nell’atmosfera giusta, perché Oriana ci ha spiegato che nel vecchio logo dell’Alfa Romeo si vede che il serpentone non sputa fuoco (nella nostra ignoranza tutti pensavamo che fosse un dragone focoso..) Ma… Si mangia un omino! Si, nel logo delle celebri macchine c’è un significato storico: E’ il serpente (chiamato “biscione” dai milanesi) dei Visconti che si mangia i nemici della famiglia.
Moltissimi oggetti esposti nel museo sono fatti riciclando scarti della vita quotidiana a cui viene dato un nuovo scopo e un nuovo significato: si va dai fustini dei detersivi ri-usati come vasi per i fiori, agli imballaggi di plastica impacchettati a formare una poltrona, agli scarti di lavorazione del legno assemblati a costruire improbabili sgabelli e cosi via. La maggior parte delle creazioni non è utilizzabile nella realtà, ma è troppo bello vedere un divano a forma di barca ripiegabile come un surf, una poltrona tutta verde e “fogliosa”, una cabina da mare trasformata in un armadio e una serie di bellissimi “Coltelli Inutili”. Si gioca con la fantasia, si fantastica come da bambini, in fondo le cose assurde sono più divertenti di quelle normali o no??
Accanto alle coloratissime creazioni improbabili ma “ganze” (come si dice a Piombino, casa mia), si ritrovano però dei super-classici della vita quotidiana che hanno fatto storia: La mitica Lambretta, la bici Graziella tutta ripiegata, un modello di pentola a pressione che è stato venduto in tutto il mondo, e che tra l’altro possiede anche la mamma di Mirko, il simpatico imbuto con il disegno della faccia di Pinocchio, il set “sale e pepe” a forma di omini, le caffettiere super fashion, vecchi modelli di televisori e radio, e tanto altro ancora.
Insomma, un viaggio mentale in equilibrio tra passato e futuro, tra praticità e sogno, un’evasione dalla normalità e un ritorno al classico, tutto nel solito museo.
Siamo usciti soddisfatti, divertiti, e siamo andati a mangiare un panino sul prato nel parco Sempione, cosi pulito e verde che, invece che a Milano, mi sembrava di stare nella mia bella Toscana.
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