Modi di dire
April 15th, 2010 by Sara in Racconti di vita
Alcune delle mie amiche mi hanno fatto notare che spesso uso proverbi e modi di dire popolari. Ed è assolutamente vero: è proverbiale la mia fama in campo di proverbi!
Alcuni in particolare mi piacciono molto perché sintetizzano, in una breve frase, concetti molto ampi e articolati. Senza bisogno di aggiungere altro, si riesce a capire tutto un mondo… E’ un po’ come una lampadina che si accende!
Possiedo anche, da buona toscana, un piccolo libro su proverbi e modi di dire toscani, che, a dire il vero, non ho mai consultato, perché mi pare che quelli che già uso siano sufficienti a descrivere tutta una serie di situazioni di mio interesse… Però mi piace sapere che, all’occorrenza, quel piccolo libro è lì e può suggerirmi una serie di frasi risolutive…
Mi sono chiesta spesso perché i proverbi mi affascinino tanto, e, sinceramente, non sono ancora riuscita a trovare una risposta definitiva… Posso soltanto addurre supposizioni:
Forse perché i miei nonni, verso i quali ho sempre nutrito una sorta di riverenza per i tempi difficili che hanno attraversato, li hanno usati spesso ed io, incuriosita, ho sempre chiesto loro il significato di ognuno (le mie nonne li usano ancora oggi, quindi, volendo, posso ampliare ulteriormente il mio repertorio!)…
O forse perché questi proverbi provengono da tempi passati che loro hanno vissuto e che, a parer mio, hanno saputo affrontare con coraggio. E poter applicare modi di dire antichi ai tempi presenti mi dà, per certi aspetti, la sensazione rassicurante che anche noi, oggi, possiamo farcela… E’, in un certo senso, come applicare il passato al presente…
E’ per tutti questi motivi e per la ferma convinzione che dal passato ci sia sempre da imparare, che mi piacerebbe che questo bagaglio di saggezza popolare non venisse perso dalle generazioni presenti!
Per arrivare al cuore dell’argomento, vorrei riportarvi alcuni degli esempi che più mi entusiasmano:
Premetto che non mi piacciono le persone totalmente prive di un minimo di autocritica e che, per di più, si concedono di criticare gli altri per atteggiamenti che ritengono sbagliati, ma che loro stesse assumono regolarmente senza, purtroppo, averne piena coscienza. Per questi soggetti trovo molto indicato il modo di dire toscano “Cencio parla male di straccio”. Dove “cencio”, in toscano, è sinonimo di straccio.
Coma avrete già capito, mi piace stare ad ascoltare i racconti degli anziani; spesso da loro ho sentito ripetere cose che per noi oggi sono impensabili, come: “eh, in tempo di guerra s’andava a piedi da Pisa a Lucca per lavorare, con le scarpe sfondate” oppure “eh, ai mì tempi l’acqua dell’Arno era trasparente e si poteva bere, si mangiavano i muscoli (cozze) crudi appena pescati”… e, a conclusione di questi racconti, è raro che manchi il seguente modo di dire: “Si stava meglio quando si stava peggio”…
Così mi trovo a riflettere sul fatto che, per alcuni aspetti e quasi paradossalmente, i “loro tempi”, per come venivano affrontati, appaiono “meno complicati” di parte del nostro presente, che sembra parallizzato e senza una qualche prospettiva di miglioramento per i giovani.
Altro detto che mi piace è “Tre tre e quattro mai”, che sta ad indicare una persona inconcludente o che resta ferma sempre allo stesso punto quando invece c’è fretta di fare una cosa qualsiasi e portarla a termine. Mi sembra che renda bene l’idea.
Ogni anno non manco di verificare il pronostico sulla pioggia contenuto nel seguente proverbio: “Terzo aprilante quaranta giorni durante”. Ossia: se piove il 3 Aprile, continuerà a piovere per 40 giorni, e, purtroppo, almeno nella mia città, lo farà! Figurarsi che il numero quaranta era collegato alla pioggia già ai tempi del diluvio universale. Quaranta sono i giorni passati nel deserto dagli ebrei; quaranta i giorni del digiuno di Cristo e i giorni della quaresima… E quaranta i giorni di pioggia se, malauguratamente, il 3 Aprile dovesse piovere!
Da ricordare sicuramente l’esclamazione “L’uno lampa e l’altro tuona”, che viene usata in riferimento al dialogo tra due persone che proprio non riescono a comprendersi, perché stanno usando due linguaggi evidentemente diversi.
Altro modo di dire che viene spesso usato dalle mie parti è: “E’ proprio vero, tra imbecilli si annusano” per indicare che persone poco intelligenti si riconosco e si trovano bene insieme.
Per il momento non mi viene in mente altro… anche se sono sicura che, appena dopo la pubblicazione del racconto, la mia mente si affollerà di tanti altri modi di dire…
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