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"Racconti significa "eccomi, questo è come io l'ho visto, questo è come io l'ho vissuto!", significa gli occhi entusiasti e sbarrati di un bambino che richiede una storia, significa se stessi sopra ogni cosa, in cima, lassù, in vetta sul mondo, su tutto! Io racconto..."

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L'ombra azzurra

August 29th, 2010 by Elisa in Racconti di fantasia, Racconti inventati

E vissero felici e contenti… per un po’!

La Sposa era giovane e con Lui imparò l’amore. Lui viveva in una grande magione con decine e decine di stanze e Lei si divertiva a esplorarle. Aveva infatti ricevuto in dono dal suo Amore un enorme e prezioso mazzo di chiavi: ogni chiave le avrebbe aperto una porta del castello.

Per mesi e mesi la ragazza si divertì a curiosare e a scoprire specchi, mobili, vestiti, suppellettili di ogni foggia, vecchie foto, giocattoli, libri, scarpe… ma un giorno arrivò all’ultima chiave, una chiave minutissima e di vecchio stampo, senza riuscire a trovare la corrispondente serratura. 

Il buon umore della donna svanì di colpo, ed ella iniziò a vagare per il castello triste e malinconica alla ricerca dell’ultima porta. Passò poco tempo, e la relazione con lo Sposo iniziò ad incrinarsi, la Sposa era infatti sempre più infuriata con lui perché pensava che le stesse nascondendo qualcosa, finché un mattino calò un’ombra azzurrina sulla vita di entrambi.

Da lontano la giovane scorse avvicinarsi ed ingigantirsi una macchia scura nel cielo: quando fu veramente vicina riconobbe una nuvola immensa di farfalle azzurre che avvolsero lo sposo e lo portarono via con loro. La ragazza, disperata, nei giorni successivi prese a vagare senza meta per il castello.

Una sera d’estate, finì senza accorgersene in una zona dell’edificio che normalmente restava in ombra. I nervi tesi, gli occhi sgranati, la ragazza cedette all’istinto di cercare ancora la porta misteriosa, e fu lì e in quel preciso istante che gli apparve davanti, quasi per magia, una porta di legno antico e consunto dai tarli, che non aveva notato prima.

Stupita e quasi felice della scoperta, inserì la minuscola chiavetta che portava ormai legata al collo e, emozionata, sentì che si incastrava perfettamente e riusciva a girare. Afferrò la maniglia, la abbassò dolcemente, tirò la porta a sé con un cigolio e… quel che vide la fece rimanere di sasso.

La ragazza cadde in ginocchio, le mani fra i capelli, le lacrime agli occhi. Ma cosa c’era in quella stanza? Nella parete più lontana imperava un enorme ritratto dello Sposo dipinto in maniera eccellente tanto da sembrare vivo.

Ma non del suo sposo come lo conosceva lei. Era il dipinto del suo sposo da vecchio: un essere fragile, rugoso, dagli occhi vitrei e stanchi, sofferente. Non aveva niente a che vedere con l’Uomo che lei aveva amato: bello, forte, coraggioso, malizioso. 

La ragazza si alzò in piedi, e si avvicinò con il cuore che le batteva fortissimo in petto. Quando si trovò vicinissima al dipinto, cominciò a scrutarlo meglio, a seguire le linee delle rughe, a indovinare il motivo dei calli alle mani e dell’espressione sofferente.

Percorse con lo sguardo i capelli bianchi e radi e, all’improvviso, la prese un moto di commozione. Quell’essere rappresentato non le sembrava più tanto mostruoso e diverso da lei: sentì invece di volergli bene, di volergli accarezzare la testa e curare le piaghe.

Si mise a piangere calde lacrime, invasa dalla nostalgia, e fu allora che la nuvola azzurra ritornò per riportarle l’uomo che avrebbe amato per sempre.

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