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"Racconti significa "eccomi, questo è come io l'ho visto, questo è come io l'ho vissuto!", significa gli occhi entusiasti e sbarrati di un bambino che richiede una storia, significa se stessi sopra ogni cosa, in cima, lassù, in vetta sul mondo, su tutto! Io racconto..."

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Di come Sergino conobbe Morellino, folletto dei monti livornesi. Parte prima

December 12th, 2009 by Elisa in Racconti di fantasia, Racconti inventati, Racconti per bambini

Sergino correva forte. Un temporale improvviso stava inzuppando tutta quanta la città, e lui non aveva né l’ombrello di Spiderman, né la mantella dell’Uomo Ragno. Che sfortuna, anzi no, che stupido, che frana!!!!

Ciaff, ciaff… Sergino correva ma sempre più stanco, e poi si fermò sotto la tenda di un negozio di scarpe per riposare un attimo. Maremmina! Quanta gente senza ombrello gli passava davanti, che ingorgo di auto c’era nella strada, e quanti clacson inferociti urlavano alle sue orecchie!

La pozzanghera davanti ai suoi piedini in scarpe da ginnastica alla moda, però, era strana: non grigia come le altre, ma azzurra come il cielo quando è sereno, e una figura riflessa guizzava qua e là senza che Sergino potesse capire cosa fosse.

Il bimbo si abbassò per guardare meglio e fu in quel preciso istante che vide la cosa più straordinaria e incredibile che potesse mai immaginare. Davanti a lui stava l’immagine riflessa di un folletto dei boschi, preciso identico a quello dell’illustrazione del grande libro delle fiabe che sua madre gli leggeva quando era piccolo (si, infatti ora era quasi un uomo: ben 8 anni!).

Il folletto gesticolava allarmato, ma Sergino non lo capiva. Si sporse sempre più giù fino a toccare con la punta del nasino la pozzanghera e fu risucchiato in un secondo dentro quel magico specchio. Il folletto, piccolo quanto il suo gatto Pelù, ma parecchio più secco, saltellava ora felice in un vortice arancione e verde.

“M’hai trovato!!! M’hai trovato!!! Son salvo, son salvo, son felice ‘ome uno scoiattolo ‘on la ghianda, ‘ome un cinghiale nella mota, ‘ome un’aquila che vola!!” urlò l’esserino con una voce fortissima e squillante.

“Ma.. ma… io non ti stavo mica cercando… E poi… come fai a dire che sei salvo? Piuttosto, ora abbiamo dei grandi problemi in due, infatti non so proprio come riuscirò a tornare a casa. E cosa è questa specie di grotta in cui ci troviamo? Sento odore di muschio, di funghi, di merendine, di pollo arrosto e di formaggio vecchio, ma c’è ancora il rumore del traffico della strada e dei passi della gente.”

“Beh bimbo, mi presento. Son Morellino, folletto dei monti livornesi, mi occupo di aiutare gli scoiattoli e i topini di campagna a raccoglie’ abbastanza noci e semini prima dell’inverno.

Questa è una grotta-rifugio magica, ce ne son tante sotto i marciapiedi delle città. E’ un posto che serve a noi folletti per nasconderci quando passa troppa gente, infatti a volte usciamo dal bosco perché gli animali che aiutiamo hanno fame e veniamo nei luoghi abitati da voi umani per prende’ le briciole dei vostri pasti e  gli avanzi delle vostre cene e portarli a loro.

Ora, questa precisa grotta dove stiamo io e te, è guasta. La magia ha funzionato solo a metà: son riuscito a entrà ma non riesco più a uscì e nemmeno a comunicà ‘oi miei amici folletti ‘he di solito non passano per questa strada perché vi, vengo solo io. Bisogna che tu porti un messaggio da parte mia al Grande Folletto Labrone, e se lui non riuscirà a farmi riattraversare la superficie magica della pozzanghera in poco tempo, saranno guai per gli scoiattoli e i topi del mì bosco. Boia deh…che dramma!”

Il bimbo, ancora sbigottito e confuso, si dette un pizzicotto, poi un altro, poi un altro ancora. Quando fu sicuro di non stare sognando, tirò un grande sospiro, sorrise al buffo folletto e gli promise che lo avrebbe aiutato, anche se a lui i topini gli stavano antipatici e anche se il suo nonno, pisano DOC, se avesse immaginato che stava per aiutare un folletto livornese, lo avrebbe brontolato per un mese.

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