Consultazione
April 8th, 2010 by blanche in Racconti di fantasia, Racconti di vita
“Mi dica signorina, si accomodi. Cosa c’è che non va?”
“Beh, ho un po’ di febbre dottore, poca, sì poca… però mi sento agitata, non riesco più a riposarmi, non riesco più a rilassarmi, addirittura anche quando leggo non sono concentrata. Quello è un segno, brutto. Ho il cuore che mi batte veloce e poi ho spesso voglia di piangere, dottore… guardi caso i fazzoletti di Andrea l’altro giorno non potevano essere più utili!”
“Ma, signorina, è che…”
“No dottore, per favore, so quello che mi sta per dire, che starei meglio rinchiusa per un po’ di tempo in un manicomio con cure e medicine adatte al mio malessere però… un po’ ci ho riflettuto e ho pensato che forse esistesse un altro modo di curarmi. Se lei mi desse due minuti del suo prezioso tempo potrei provare a spiegarglielo.”
“Mmmm… ho sempre pensato che questi francesi avessero la puzza sotto il naso e che pretendessero di sapere tutto… me ne doveva capitare una che mi volesse insegnare il mio lavoro, proprio a me…. vada, signorina, vada, ho poco tempo….”
“Grazie dottore, molto gentile. Ecco, dottore, ecco quello che ho pensato. Lei deve capire che sento in continuazione dentro di me, diciamo nella pancia, intorno allo stomaco, o da qualche parte nella zone dell’apparato digerente, una pallina dura dura come il marmo di Carrara.
Insomma…. per farla breve credo che una grande quantità di dolore e di rabbia si sia sedimentata lì e non se ne voglia andare via. Intanto mi brucia, mi infastidisce, mi bussa alla porta per ricordarmi la sua presenza, e io mi sento di impazzire nell’incapacità mia di pensare ad altro, di sbarazzarmene. Inutile dirle che ho perso la serenità che ultimamente avevo guadagnata.
E poi, aggiungerei che mi capisco male, che i miei atteggiamenti o reazioni mi sembrano strani… per farle un esempio dotto’ se sono abbracciata mi metto a piangere, è una reazione automatica, una specie di riflesso come se nel mio cervello malato ci fosse un neurone per collegare direttamente il concetto di calore e affetto a quello del pianto… è pazzesco! Più veloce del TGV Parigi-Marsiglia… faccio per dire dottore, per essere sicura che Lei si renda ben conto di cosa sto dicendo”.
“Ma insomma, signorina, dove vuole arrivare?”
“Si dottore, ci arrivo… eccomi… ho pensato, dottore, che un modo per sollevarmi ci sarebbe. Basterebbe togliermi questa pallina che tengo stretta dentro di me. Non so se lei ha già fatto questo tipo di intervento, ma secondo me vale la pena provare.
Ho pensato a tutto… non si preoccupi… un tubo, cioè prima faremmo scogliere la pallina e poi con il tubo basterebbe aspirarla, si immagini dottore… che sollievo… la mia rabbia dolorosa che se ne andrebbe via da me con la facilità di un fiume che scorre veloce. Buttata via, uscita… ciao, arrivederci, au revoir, vaffanculo, va te faire foutre…
Ci pensi dottore… ora non mi deve dare una risposta, ci pensi poi mi faccia sapere, ma per favore ci pensi. La ringrazio dottore e, spero, a presto”.
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