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"Racconti significa "eccomi, questo è come io l'ho visto, questo è come io l'ho vissuto!", significa gli occhi entusiasti e sbarrati di un bambino che richiede una storia, significa se stessi sopra ogni cosa, in cima, lassù, in vetta sul mondo, su tutto! Io racconto..."

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Giocattoli per bambini

August 20th, 2010 by claudia in Racconti di attualità

Giunta alla veneranda età di trentasei anni suonati, durante le vacanze di Pasqua, ero a casa di mia sorella e uno dei miei due nipoti, quello grande, aveva un nuovo modello di skateboard.

La tavola tipica, almeno ai miei tempi, era costituita da quattro rotelle sottili due avanti e due dietro, poste sotto la base. Questo nuovo ritrovato della scienza ludica, invece, era costituito da una barra di acciaio ai cui estremi erano attaccate solo due ruote piroettanti, ossia giravano in tutte le direzioni, il tutto ricoperto da una tavola di design.

Ho eseguito un’azione diversiva con le quattordici uova di Pasqua che i miei nipoti avevano racimolato tra regali e regalini e l’ho provato anche io. All’inizio ero molto insicura, continuavo ad andare avanti e indietro, alla fine riuscivo a fare due anche tre passi, fino a quando non mi sono tranquillizzata e mi sono fatta distrarre da un gatto rosso che mi osservava impassibile dal giardino di fronte, mi sono sbilanciata e ho dato una ginocchiata nell’inferriata della veranda che stavo usando come pista.

Ma una ginocchiata… il gatto per tutta risposta si è voltato a guardare l’ingresso della casa dove voleva entrare, io invece sono andata zoppicando fino al frigorifero, ho preso un ghiacciolo di quelli blu che si usano per le borse frigo e sono stata venti minuti col ghiaccio sul ginocchio.

Per tornare allo skateboard, mezzo sicurissimo a prova di bambino, ma non di maggiorenne, ho passato un paio di mesi con un livido e un ginocchio scorticato.

Non mi succedeva da almeno vent’anni ed era tutta un’altra cosa rispetto al farsi male per essere inciampati o essersi urtati accidentalmente, non c’era quella rabbia o quell’impazienza, a parte che per il primo quarto d’ora non c’erano nemmeno le facoltà mentali. Quando il giorno dopo mi sono ripresa, ho pensato: “Mi sono sbucciato un ginocchio!”

Dire che ero contenta non è esatto, ma era la stessa sensazione che si prova da bambini quando si fa una cosa pericolosa, e poi ci si vanta esibendo le prove, c’è un non so che di orgoglioso nello zoppicare, ma non davanti agli adulti che ti sgriderebbero e anche quando sei grande c’è sempre qualcuno più adulto di te che non ti dice niente ma ha l’espressione tipo: “Eh la gente che non si rende conto dello scorrere del tempo…”

Ero quasi divertita, mi sono sentita tanto monella e anche molto incapace visto che il nipote di dieci anni provava i salti dagli scalini al pavimento senza danni. Alla prima occasione ho regalato a tutti le protezioni da skater di quelle che poi sembri proprio uno tosto, penso che ginocchiere e gomitiere le possa usare, quanta differenza ci sarà tra dieci e trentasei anni!

Spero poca, perché voglio imparare ad andare sullo skateboard postmoderno, senza esibire lividi, come una vera bambina capace, non come un’adulta inetta. In ogni caso ho passato i due mesi successivi esibendo il mio ginocchio sbucciato come fosse un trofeo.

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