L'uomo-bambino e la donna-bambina: lontananze…
December 2nd, 2009 by elisa in Racconti autobiografici, Racconti di vita
Fuori piove, esco, prendo lo stendino con i panni zuppi e lo porto al sicuro in salotto. Poi, prima di richiudere la porta a vetro, mi fermo a respirare un attimo l’aria fresca della sera, e a guardare l’albero secco senza più foglie davanti a me. I rametti scuri disegnano cerchi di ragnatela e brillano grazie alle piccolissime gocce di pioggia che vi si sono attaccate sopra.
Ho appena pianto, anche io ho una o due goccioline, ma più salate, che bagnano il viso. In questo momento non ho più un’età, sono un’adolescente ingenua e sognatrice e penso…”Come vorrei che fosse venuto a trovarmi proprio oggi che avevo voglia di vederlo, che volevo sentire il calore del suo affetto. Proprio ora che vorrei guardare un film accoccolata accanto a lui!”… e penso…
E’ notte, ma la cucina di una casa è illuminata. Un uomo e una donna, anzi direi piuttosto un bambino e una bambina (perché è col cuore che parlano) si raccontano le loro vite, si fanno domande, si guardano con tenerezza, ridono. La bambina dice che sta bene, che nonostante un po’ di stress è felice, che vorrebbe seguire la sua strada, iniziare una nuova tappa della vita il prima possibile; il bambino parla di vita di coppia, di convivenza, di voglia di affetti profondi.
La bambina apprezza questi argomenti, ma sa che prima di certi passi la strada da fare è lunga, e che la fiducia va seminata con cura, annaffiata tutti i giorni, e che ogni sbaglio può far sciupare il raccolto. Lei non potrebbe sopportare un altro raccolto sciupato, ogni volta che succede la ferita dentro di lei diventa più profonda, adesso deve curarsi un po’.
Sa che al bambino piace fare dei bei complimenti, parlare di sentimenti profondi, non per illudere, forse per dare un tocco di bellezza al momento presente, come per impreziosire un istante… Rimane tutto in sospeso: in fondo, il bambino e la bambina non stanno più insieme ora e centinaia di chilometri li dividono. La magia della notte rimane racchiusa in sé stessa.
Torno al presente, alla pioggia, all’albero-ragnatela. LUI, l’uomo-bambino, naturalmente è lontano. Lentamente riacquisto i miei anni, la mia saggezza, il dovuto realismo. Il mio sogno impossibile di questa sera sfuma via in un battibaleno. Domani sarà comunque un bel giorno, la donna-bambina sta crescendo e sta diventando forte e matura, dentro di sé ha orizzonti rosa e gialli, la leggerezza e la curiosità di una gatta, come una gatta non può avere padroni e cerca solo un compagno di avventura: con le lacrime ora disegna gocce di cristallo attorno ai rami secchi del cammino.
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