La scommessa
March 29th, 2010 by claudia in Racconti autobiografici
Avevamo lasciato il nostro eroe, l’Omo-sola, alle prese con la sua richiesta/sfida di dimostrare che non era “tutto chiacchiere e distintivo” (leggi la prima parte del racconto: L’altra metà del cielo).
Io nel frattempo pensavo di avergli spedito un sms che avrebbe troncato i nostri rapporti e ne ero tanto sicura da scommettere con una mia amica che non si sarebbe più fatto vivo.
La settimana passa nel silenzio reciproco e con un po’ di rammarico mi accingevo a riscuotere la vittoria quando, domenica pomeriggio, mi arriva un sms: lui e un suo amico avrebbero fatto un giro in centro e se avessi voluto unirmi… Quindi non solo avevo perso la scommessa ma non era nemmeno un vero appuntamento!
Mi presento con un’amica (un’altra, non quella della scommessa), cominciamo a parlare e questa mia amica incontra alcuni colleghi, si salutano, ci presentiamo (erano due ragazzi e una ragazza francese) e in gruppo ci spostiamo verso un bar.
Per la legge di Murphy non solo se una cosa può andar male lo farà ma anche se non può andar male lo farà lo stesso e in più, andrà male in modo da procurare il maggior danno possibile.
Ci sediamo a un tavolo io accanto all’Omo-sola, poi l’amico, la francese, il primo collega dell’amica, l’amica il secondo collega dell’amica. L’amico aveva attaccato bottone con la francese e anche il nostro eroe era parecchio interessato ai loro discorsi, io cercavo di attrarre la sua attenzione con battute di spirito o con osservazioni pertinenti a seconda dei casi, ogni tanto ci riuscivo e abbiamo persino chiacchierato un quarto d’ora abbondante!
Nel corso della serata ho scoperto che la francese aveva scritto al primo collega chiedendogli di uscire e di invitare il secondo collega: ulteriore complicazione, al primo interessava la francese, che li ha ignorati per tutta la serata. Alla fine i due colleghi sono andati via e, siccome non si sarebbe notata l’assenza mia e della mia amica, abbiamo tolto il disturbo anche noi, lasciandoli in tre seduti al tavolo.
La mia amica era più arrabbiata di me, io un po’ avevo capito che non era aria dal fatto che lui mi aveva invitata ma era accompagnato, in più ognuno pagava per se…
E ora conclusioni, o meglio domande amletiche: perché mi ha invitata? Gli è tanto piaciuta la battuta sul fatto che è una fregatura ambulante che non può rinunciare alla mia simpatia? Voleva sapere se aveva ancora un ascendente su di me ma è così gentiluomo che non vuole approfittarne?
Proprio non arriva a pensare che il famoso “se ne può parlare” potrebbe anche implicare un rifiuto? Ha la stessa capacità di concentrazione di un gatto? Li avete mai notati, sembra che siano concentrati sulla preda si appostano tendono l’agguato e alla fine si fanno distrarre da una farfalla che passa di lì per caso e con cui accennano due passi di danza per poi lasciarla andare e, nel frattempo, è andata anche la preda.
Alcuni commenti sull’accaduto:
“Lui si era mosso, poi c’è stato un imprevisto…”
“Potrei anche essere d’accordo” ho ribattuto, “ma non ho nessuna voglia di fare fuori l’intero genere umano per evitarne degli altri, in più lui aveva invitato me, l’amico aveva trovato un’altra, lasciali in pace no?”
Ma soprattutto, visto che lui mi ha invitata però poi… diciamo che si è lasciato distrarre, la scommessa devo considerarla vinta o persa?
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