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"Racconti significa "eccomi, questo è come io l'ho visto, questo è come io l'ho vissuto!", significa gli occhi entusiasti e sbarrati di un bambino che richiede una storia, significa se stessi sopra ogni cosa, in cima, lassù, in vetta sul mondo, su tutto! Io racconto..."

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La camera

March 22nd, 2010 by kiyose in Racconti autobiografici, Racconti di vita

La cucina portava i segni della cena appena trascorsa. Sul fondo dei bicchieri si era formata una patina scura. La tovaglia era un tappeto di briciole. I piatti erano vuoti e sporchi. Restava qualcosa dentro a un paio di pentole, accatastate una sopra l’altra nel lavello.

“Ci penseranno i cani”, diceva Barbara mentre le buttava là in mezzo, dopo aver servito ogni portata. Ci riempiva i piatti, poi diceva quella frase. E accatastava pentole nel lavabo, una dietro l’altra. Mentre Barbara serviva il dessert, suo marito mi aveva chiesto come mi stava andando col tirocinio.

“Il solito”, avevo risposto.

“Niente in vista?”, mi aveva domandato, pulendosi la barba col tovagliolo.

“Niente”.

“Datti da fare, qualcosa verrà fuori”, rispondeva Barbara. “A trent’anni una persona dovrebbe già essere sistemata, dopo aver studiato tutta la vita. E invece che cosa le tocca fare? Lavorare gratis”, aveva detto mia madre.

“Roba da non credere”, aveva aggiunto il marito di Barbara.

“Vero. Da non credere”, gli aveva fatto eco lei.

“Forse a quarant’anni sarà riuscita a trovare un vero lavoro e a farsi una vita”, aveva ribattuto mio padre.

“Forse”, aveva detto il marito di Barbara.

“Forse dovrei smettere di studiare finché sono in tempo”, aveva sussurrato suo figlio.

“Non dire cretinate, Lorenzo… Pensa se non avesse studiato, che cosa le sarebbe toccato fare”, gli aveva subito risposto suo padre, indicandomi con la punta del coltello.

Finito il dessert, mi ero alzata. Barbara, suo marito e Lorenzo stavano raccontando ai miei genitori delle loro ultime vacanze in Austria.

“Vado un attimo in bagno”, avevo detto a Barbara.

“Fai attenzione che la tavoletta è rotta”, mi aveva detto lei.

“E ricordati di tirare l’acqua”, mi aveva detto mia madre; “A casa non la tira mai”, aveva aggiunto rivolta a Barbara.

Lei aveva scosso la testa, guardandomi. Io mi ero voltata e mi ero avvicinata alla scala che portava al piano di sopra.

“E non parliamo di come lascia la sua camera. Prima o poi le butterò via tutti i vestiti che non rimette nell’armadio”, avevo sentito dire ancora da mia madre, mentre posavo una mano sul corrimano. Avevo salito i gradini lentamente, uno dopo l’altro, finché non ero arrivata al piano di sopra. Avevo lanciato uno sguardo verso il bagno, l’ultima stanza infondo al corridoio, e avevo mosso qualche passo in quella direzione. Poi, davanti alla porta aperta di una camera, mi ero fermata.

Mi ero affacciata, senza però varcare la soglia. Dentro avevo visto lo zaino di Lorenzo, la sua libreria piena di libri e la scrivania col computer acceso. Una rivista di musica sul letto. Un poster dei Muse. Uno dei Linkin Park. Niente più fumetti. Niente più pupazzi, poster dei cartoni della Disney, né costruzioni lego, come qualche anno prima.

Mi ero chiesta quando fosse avvenuta quella trasformazione. Se fosse stato mentre mi laureavo o mentre cercavo invano un lavoro. Se i libri che Lorenzo aveva nella libreria fossero gli stessi che anch’io avevo letto alla sua età o gli stessi che stavo leggendo adesso. Se avesse già iniziato a farsi la barba. Sul suo viso non avevo notato niente, ma non avrei saputo dirlo con certezza, adesso.

Adesso che, al posto di una stanza vuota che avevo aiutato a riempire di scatole piene di piatti e bicchieri quasi vent’anni prima, c’era la camera di una persona. Non ero andata in bagno. Ero tornata sui miei passi ed ero scesa di nuovo.

Gli altri si erano trasferiti in soggiorno e guardavano la televisione in silenzio. Io mi ero seduta accanto a Barbara. Avevo guardato tutti per un momento, poi avevo chiuso gli occhi e avevo sentito qualcosa di umido scaldarmi la faccia per qualche secondo.

Poi, all’improvviso, più niente.

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Un commento all'articolo “La camera”

  1. Commento di Tazio

    veramente bello complimenti. spero di vedere altri tuoi lavori pubblicati.

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