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Un mondo senza alcuna logica, libero!

"Racconti significa "eccomi, questo è come io l'ho visto, questo è come io l'ho vissuto!", significa gli occhi entusiasti e sbarrati di un bambino che richiede una storia, significa se stessi sopra ogni cosa, in cima, lassù, in vetta sul mondo, su tutto! Io racconto..."

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*.Bengasi

May 30th, 2010 by claudia in Racconti autobiografici

Non ho molto senso dell’orientamento, si può dire che non ne abbia affatto, visto che ho abitato in una casa in cui prima di trovare l’uscita dovevo fare un paio di giri dell’unico corridoio esistente però si poteva girare sia a destra che a sinistra, era questo a farmi perdere.

In queste condizioni non è l’ideale andare a lavorare in una città molto grande e tanto simmetrica, fortunatamente i trasporti pubblici funzionavano a dovere e su ogni palina c’era l’elenco di tutte le fermate con i relativi incroci delle strade. Appena scesa dal pullman iniziava l’avventura, andare a destra o a sinistra in una città simmetrica non sembra fare molta differenza, ma si arriva in punti diversi, a volte opposti alla meta. Particolare inquietante era che io arrivavo sempre in posti aventi a che fare con Bengasi, chissà perché tutti questi luoghi intitolati a quella città.

La prima volta che è successo, era primo pomeriggio, avevo un appuntamento con mia sorella ma sono arrivata ad un orario a caso, smarrita nelle traverse di via Bengasi (con l’accento sulla “a“, non sulla “e” come dicono i simmetrici). Un’altra volta verso l’imbrunire, sempre per incontrare mia sorella, mi trovavo appena fuori città che era ed è tutt’ora molto grande. Al ritorno ho preso l’autobus (ed era persino quello giusto), sono scesa in centro alla fermata più vicina a casa e dopo un’ora di passo spedito, della casa nessuna traccia e a ben guardare stava sparendo anche la città.

Era tardi e temevo di non trovare più un autobus per tornare indietro, non avevo la più pallida idea di dove mi trovassi quando, avvicinatami all’ennesima palina, ho visto la strada in cui abitavo nell’elenco delle fermate e su “voi siete qui” c’era scritto… piazza Bengasi.

L’anno successivo, sempre a causa della succitata persona, ho scoperto che la piazza si trova alla periferia estrema della grande città simmetrica, che ho percorso tutta a piedi! Forse era la sorella ad essere correlata con la Libia, per qualche strano gioco di congiunzioni astrali e vite precedenti! Da allora ho deciso di incontrarla solo a casa sua o a casa mia.

Mi sono chiesta spesso cosa mai fosse successo di tanto importante in quella capitale e perché nella nordica città simmetrica, una via Bengasi non sfociasse in una piazza omonima ma una si trovasse a est l’altra a ovest.

Come ogni persona di alta cultura l’ho scoperto in tv. Quattro anni più tardi (avendo gettato la spugna, mi ero trasferita in una piccola cittadina), mentre prendevo il caffè, ho visto che davano un film intitolato… Bengasi, senza via, senza piazza, senza larghi e vicoli, proprio un film dedicato alla città originale ambientato durante la seconda guerra mondiale. Protagonisti principali gli italiani ovviamente, civili, militari, eroi, spie che si ravvedono. I nostri dapprima perdono la città poi la riconquistano alla perfida Albione e alla fine l’Italia vince e con lei vincono gli Italiani, per parafrasare Elio!

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