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Un mondo senza alcuna logica, libero!

"Racconti significa "eccomi, questo è come io l'ho visto, questo è come io l'ho vissuto!", significa gli occhi entusiasti e sbarrati di un bambino che richiede una storia, significa se stessi sopra ogni cosa, in cima, lassù, in vetta sul mondo, su tutto! Io racconto..."

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Archive for the ‘Racconti autobiografici’ Category

Vento…

March 23rd, 2010 by Elisa in Racconti autobiografici

Aprile 2009

Il vento… Le giornate ventose sono uggiose, spesso cupe, a volte invece c’è come un gioco nell’aria scintillante di luce. Le nuvole si rincorrono, le chiome degli alberi cambiano colore ogni secondo che passa: verde chiaro, verde scuro, argento, di nuovo verde chiaro. Un grande fruscio confuso, cigolii, voci che si rincorrono e si sovrappongono.

Mentre tornavo a casa oggi, appena uscita dal grande edificio dell’Orto Botanico di Pisa, ho subito sentito che nell’aria c’era un bel gioco. Il vento, si sa, ama burlarsi della gente, distrarla per un attimo dalle preoccupazioni quotidiane rubando sciarpe, cappelli, sollevando gonne, scompigliando i capelli.

Questo tipo di vento “pazzerello” mi piace perché porta novità, cambiamenti, come d’altronde si vede anche nel bellissimo film “Mary Poppins”: la banderuola del vento a forma di gallo cambia direzione? Allora qualcosa sta per accadere… si aprono finestre su Read the rest of this entry »

La camera

March 22nd, 2010 by Kyose in Racconti autobiografici, Racconti di vita

La cucina portava i segni della cena appena trascorsa. Sul fondo dei bicchieri si era formata una patina scura. La tovaglia era un tappeto di briciole. I piatti erano vuoti e sporchi. Restava qualcosa dentro a un paio di pentole, accatastate una sopra l’altra nel lavello.

“Ci penseranno i cani”, diceva Barbara mentre le buttava là in mezzo, dopo aver servito ogni portata. Ci riempiva i piatti, poi diceva quella frase. E accatastava pentole nel lavabo, una dietro l’altra. Mentre Barbara serviva il dessert, suo marito mi aveva chiesto come mi stava andando col tirocinio.

“Il solito”, avevo risposto.

“Niente in vista?”, mi aveva domandato, pulendosi la barba col tovagliolo.

“Niente”.

“Datti da fare, qualcosa verrà fuori”, rispondeva Barbara. “A trent’anni una persona dovrebbe già essere sistemata, dopo aver studiato tutta la vita. E invece che cosa le Read the rest of this entry »

L'altra metà del cielo

March 17th, 2010 by claudia in Racconti autobiografici

Varie amiche spesso mi hanno suggerito di scrivere dei miei uomini che avrei fatto soldi!
A parte gli ex, che già son quello che sono, parliamo dei miei “non”, per esempio l’ultimo: l’Omo-sola, detto anche Quintino.

Il suo soprannome è scritto in maiuscolo, grammaticalmente corretto ma, dal mio punto di vista, significa che dopo tutto non si è comportato malissimo! C’è chi ha il soprannome scritto in minuscolo per sommo dispregio.

Dunque, Quintino: occhi splendidi, a volte blu a volte verdi, quando li aveva verdi ci provava, nonostante tutto io li preferivo blu. Una sera dagli occhi blu, ci eravamo appena conosciuti (forse per questo era arrivato in anticipo lui che più che il quarto d’ora accademico fa la mezz’ora), e, visto che non aveva il mio numero ma sapeva che sarei stata Read the rest of this entry »

Un bicchiere di Morellino

February 11th, 2010 by blanche in Racconti autobiografici, Racconti di vita

Non è esattamente la collera, almeno non credo. Assomiglia di più a della costernazione mescolata con un po’ di tristezza e tanto scoraggiamento. Il tutto spolverato con l’incertezza di riuscire a farcela, ad essere forte quando la vita ci presenta la via più complicata, quella che richiede pazienza e perseveranza.

Ordinerò un bicchiere di Morellino che si abbina perfettamente al mio sentimento di oggi, all’umore fragile e incerto, al suono delle parole che invano cerco di cacciare della mia testa.

Un bel bicchiere di vino, colore rosso rubino per ricordarmi quanto la bellezza e la bontà delle cose curano la malinconia e che, se non riescono a dare completamente fiducia nell’essere umano, almeno per un’istante portano lontano la diffusa volgarità.

Un bicchiere di Morellino come una sonata di Crivelli, qualche minuto al di là Read the rest of this entry »

Che mondo sarà?

January 29th, 2010 by Sara in Racconti autobiografici, Racconti di fantasia

Sono qui seduta davanti al mio computer, è freddo, troppo freddo questo inverno per i miei gusti tropicali, e quindi sono coperta fino agli occhi, troppo intirizzita per uscire, anche se là fuori dovrei fare un milione di cose…. d’altronde stiamo attraversando i giorni più freddi dell’anno e la primavera si farà desiderare ancora per un po’!

Lui è nell’altra stanza, sento il ticchettio delle sue dita sulla tastiera: sta lavorando… ed ogni tanto mi scrive qualcosa via chat…

Nel vano scale dell’appartamento dei miei c’è un muratore che scalpella, quasi a segnare una persecuzione nei miei confronti, visto che da un po’ di tempo la casa in cui vivo è un cantiere per lavori di ristrutturazione, che sembrano non avere fine…

Ed è qui che sogno ad occhi aperti una vita in uno di quei luoghi paradisiaci sperduti nel pianeta, con temperature sempre gradevoli, con una natura meravigliosa, con piante straordinarie, animali colorati e docili, un mare amico color smeraldo…. e magari anche un bellissimo Albero delle Anime, come su Pandora… che bello potersi Read the rest of this entry »

Vado a fare due passi…

January 26th, 2010 by Diego in Racconti autobiografici

Il punto di partenza è via indipendenza, impopolare strada e sede di episodi serali di fast & furious, perchè vanta un rettilineo perfetto abbellito da dossi trampolanti: un ago della siringa che penetra nella città.

50 passi separano casa mia dal ponte di collegamento. 50 passi, 2500 atti respiratori… in 4 ore.

Primo passo – Portone alle spalle, mi rannicchio nel cappotto e guardo in cielo: “Azzu dua passi mà” che arriva al quarto piano dove c’è mia madre affacciata, a controllare che sia sceso dalle scale sano e salvo.

Secondo/Decimo passo – Quattro “cumari” sedute davanti la casa di una di loro ad aspettare che il giorno passi, da sempre lì, a scandire il tempo del tempo con parole ambigue e frasi di cortesia: il duo del pettegolezzo. Fisse e immutabili: “Diego, nduvi vai?”…

Decimo/Ventesimo passo – è il misero tentativo di sfuggire dal tempo che è stato. Dai racconti saputi e risaputi, dallo sconvolgimento, raccontato fin nel dettaglio, di 50 m Read the rest of this entry »

Sonni tranquilli

December 19th, 2009 by claudia in Racconti autobiografici, Racconti di vita

Non ricordavo niente prima, ad un tratto intorno c’erano delle cose, come se il mio cervello fosse emerso dal nulla, intorno a me era ancora buio, lo stesso buio che si vede nei film nelle scene in notturna dove lo spettatore vede ma il personaggio no, dalla strada non proveniva nessun rumore e la casa era silenziosa, c’era solo una specie di ronzio come un motorino elettrico.

Ero a letto, ho realizzato che la coperta e il pavimento erano elettrificati, non sentivo le scariche elettriche ma con uno scatto nervoso mi sono tolto la coperta di dosso. La rete era in metallo ma la parte che appoggiava sul pavimento aveva dei piedini di gomma quindi, finché fossi rimata sul letto, sarei stata al sicuro.

Avevo paura di rimanere lì sdraiata, temevo ad andare via, non dovevo toccare la coperta, dovevo rimanere isolata, ripetevo a me stessa di non toccare la coperta e nemmeno il pavimento o sarei rimasta folgorata.
Mi sono alzata e a piedi nudi sono andata fino in corridoio, indossavo una sottana leggera e non avevo freddo, doveva essere estate, ma allora perché all’inizio ero sotto Read the rest of this entry »

L'uomo-bambino e la donna-bambina: lontananze…

December 2nd, 2009 by Elisa in Racconti autobiografici, Racconti di vita

Fuori piove, esco, prendo lo stendino con i panni zuppi e lo porto al sicuro in salotto. Poi, prima di richiudere la porta a vetro, mi fermo a respirare un attimo l’aria fresca della sera, e a guardare l’albero secco senza più foglie davanti a me. I rametti scuri disegnano cerchi di ragnatela e brillano grazie alle piccolissime gocce di pioggia che vi si sono attaccate sopra.

Ho appena pianto, anche io ho una o due goccioline, ma più salate, che bagnano il viso. In questo momento non ho più un’età, sono un’adolescente ingenua e sognatrice e penso…”Come vorrei che fosse venuto a trovarmi proprio oggi che avevo voglia di vederlo, che volevo sentire il calore del suo affetto. Proprio ora che vorrei guardare un film accoccolata accanto a lui!”… e penso…

E’ notte, ma la cucina di una casa è illuminata. Un uomo e una donna, anzi direi piuttosto un bambino e una bambina (perché è col cuore che parlano) si raccontano le loro vite, si fanno domande, si guardano con tenerezza, ridono. La bambina dice che sta bene, che nonostante un po’ di stress è felice, che vorrebbe seguire la sua strada, iniziare una nuova tappa della vita il prima possibile; il bambino parla di vita di coppia, di convivenza, di voglia di Read the rest of this entry »

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